“Il 2 aprile correrò per me, correrò per chi non può correre,
correrò per Revert, correrò per la Ricerca.”

Lidia De Filippis è entrata a far parte della nostra squadra di Runners e correrà la Maratona di Roma del 2 Aprile.
Ricercatrice dell’Isbremit di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, ha scelto di impegnarsi in prima persona per la nostra raccolta fondi.
L’abbiamo incontrata e ci ha raccontato il lavoro che fa, le sue motivazioni, perché ha deciso di entrare nella squadra di Runners di Revert e correre la Maratona del 2 Aprile.

Ciao Lidia, raccontaci del tuo lavoro. Qual è il tuo ruolo nella ricerca?
Lavoro ormai da 16 anni sulle cellule staminali neurali e sulla terapia mediata dalle cellule staminali neurali per le malattie neurodegenerative.
Grazie alla borsa di Studio di Revert ho anche potuto approfondire per due anni lo studio delle malattie neurodegenerative negli Stati Uniti.
Ora continuo il mio lavoro nello staff del Prof. Angelo Luigi Vescovi a San Giovanni Rotondo in un progetto di ricerca finalizzato ad individuare una terapia efficace per i pazienti affetti dalla Corea di Huntington, una malattia genetica.
La malattia di Huntington insorge prevalentemente in età adulta verso i 40 anni, anche se una minoranza di casi include anche bambini (Huntington giovanile).
Ha una sintomatologia e un decorso simile al Parkinson con conseguenze devastanti che portano ad una severa disfunzione celebrale accompagnata da disordini motori che portano gradualmente alla morte del paziente.
L’idea è proprio quella di esaminare la patogenesi di questa malattia tramite le cellule staminali neurali derivate da cellule della pelle di pazienti mediante l’utilizzo di una nuova tecnologia che è quella delle cellule riprogrammate. Già ampiamente studiata, per la malattia di Huntington non è ancora stata individuata una cura. Noi proviamo a lavorare su entrambi i fronti, da un lato sull’identificazione di meccanismi protagonisti nello scatenare e portare avanti la malattia e dall’altro, ovviamente, sul trovare una cura, cercando di migliorare la vita dei pazienti e allungarla il più possibile.

A che punto è la ricerca?
La ricerca è in fase traslazionale. Il fine è quello di arrivare ad effettuare un trial clinico sui pazienti come già è in atto per la sclerosi laterali amiotrofica, ovviamente con le modificazioni del caso che saranno necessarie per questa specifica patologia.

La tua ricerca è all’interno dell’ISBREMIT?
Sì, la ricerca la stiamo svolgendo presso questo nuovo e bellissimo Istituto di Medicina Rigenerativa di San Giovanni Rotondo, dove vi lavorano vari gruppi di ricerca su diverse tipologie di malattie. Sono tutte ricerche di tipo traslazionale, cioè mirate a portare i risultati dal laboratorio alla clinica, cioè alla cura nei pazienti il prima possibile.

Il 2 aprile ci sarà la Maratona di Roma. Revert sarà presente, e alcune persone, come te, correranno per Revert. Come mai hai deciso di correre per Revert? Cosa ti ha spinto?
Ho iniziato a correre in America, prima non correvo. C’era un’atmosfera che mi piaceva, perché erano tutte corse finalizzate alla ricerca.
L’iniziativa mi interessava dal punto di vista sociale, era anche un modo per fornire fondi per la ricerca. E poi correre fa bene, è sano, costituisce un deterrente per quelli che sono altri tipi di “svaghi” come l’alcolismo, il fumo, le cattive abitudini alimentari che costituiscono fonti di malessere generale, come anche cerebrale appunto.
Il 2 aprile voglio correre con Revert. E’ un modo per stare in compagnia, è un’iniziativa per incentivare le persone a sensibilizzarsi e a donare i fondi per la ricerca. Correre “con Revert” significa correre anche per la raccolta fondi.
La ricerca è orientata allo studio di patologie che, tra l’altro, impediscono ai pazienti di partecipare a questi eventi, proprio a causa delle loro condizioni. La SLA e la Corea di Huntington o la Sclerosi multipla ne sono un esempio. Io corro anche per loro.
Il 2 aprile correrò per me, correrò per chi non può correre, correrò per la Ricerca.

Perché secondo te è importante donare a Revert, alla ricerca?
È una ricerca che va diretta a curare persone che muoiono tutti i giorni.
L’intenzione è di affrontare progetti incentrati sullo studio ad ampio raggio delle malattie più frequenti e note alla collettività non scientifica (Parkinson, SLA, Sclerosi Multipla, Huntington) così come delle malattie più rare e meno conosciute , ma non meno gravi, come le malattie metaboliche.
Il mio ruolo di ricercatrice è di comunicare l’importanza di quello che stiamo facendo come ricercatori. È un lavoro difficile, lungo e fatto di sacrifici, anche nel trovare fondi, condizione fondamentale per la ricerca.
E’ un lavoro che porta risultati continuamente nel tempo, tanto positivi quanto negativi e anche i risultati negativi sono un risultato sul quale costruire una strategia diversa. I risultati negativi, servono a lavorare per esclusione e quindi sono utili a raggiungere più rapidamente quelli positivi.
È importante lavorare sempre, non mollare mai.
E la raccolta fondi sostiene questo.

Infine vorremmo chiederti di rappresentare il tuo lavoro con una metafora, un’immagine.
Bella domanda! In generale nella vita non mi piace galleggiare, mi sembra di accontentarmi. Penso che sia sempre necessario nuotare.
La ricerca è un mare in tempesta. In questa tempesta noi ricercatori nuotiamo.
A volte si va sott’acqua e si beve, si beve tanto, ma bisogna risalire e ancora nuotare. E nel momento in cui riprendi a nuotare e ad avanzare, cavalchi le onde.
La ricerca è fatta di tanti sforzi, di tanti sacrifici e di tante delusioni. Ci sono periodi in cui ci si sente molto demotivati. Non è un lavoro che porta a glorie o a grandi guadagni. Non è quello lo scopo. La motivazione la troviamo in noi stessi. La soddisfazione di un risultato positivo, di fare un passo avanti nella cura per delle malattie per cui tanti pazienti soffrono, ti ripaga ampiamente di tutto, di tutte le boccate d’acqua che hai preso.