La sperimentazione

L’approccio sperimentale

La tecnica messa a punto nel 1996 dal Professor Angelo Luigi Vescovi, professore di biologia cellulare all’Università Bicocca di Milano, coniuga ricerca scientifica avanzata ed etica perché utilizza la stessa procedura autorizzativa e di certificazione della donazione volontaria di organi per trapianto da individui adulti: le cellule staminali cerebrali impiegate provengono esclusivamente da un tessuto cerebrale prelevato da feti deceduti per cause naturali. E’ assolutamente escluso l’utilizzo di cellule staminali embrionali, così come il ricorso alla clonazione umana. Nel 2006  è stato creato il Laboratorio Cellule Staminali, Cell Factory e Biobanca – dove vengono raccolte, coltivate ed espanse cellule staminali isolate dal Sistema Nervoso Centrale. La Banca è stata realizzata grazie ai fondi raccolti da Revert (allora Neurothon), la Fondazione Cellule Staminali di Terni, l’Ospedale Santa Maria, l’Associazione Pro-Roberto, la Fondazione Borgonovo, la Carit e la Fondazione Milan. Le cellule staminali utilizzate da Revert per la sperimentazione possono essere amplificate in laboratorio mediante opportuni trattamenti per dare origine a miliardi di cellule staminali disponibili sia per lo studio delle patologie neurodegenerative che per l’eventuale utilizzo terapeutico. 200.000 cellule sono in grado, in meno di un anno, di generare un numero di cellule pari a quelle di un intero organismo adulto. Oltre alla capacità di duplicarsi in maniera estensiva, le cellule staminali così ottenute possiedono caratteristiche che le rendono particolarmente adatte al loro utilizzo in clinica. E’ stato infatti dimostrato che le cellule staminali neurali non sono tumorigeniche e soprattutto sono in grado di originare le tre principali popolazioni cellulari del sistema nervoso centrale, ovvero i neuroni (le cellule “pensanti” che trasmettono i segnali nervosi), gli oligodendrociti (che, come vere e proprie “guaine isolanti” avvolgono le terminazioni nervose permettendo la trasmissione dei segnali elettrici) e gli astrociti (che supportano i neuroni, li “alimentano” e li “disintossicano”). Le linee possono essere conservate mediante congelamento in vapori di azoto per anni (in contenitori appositi che costituiscono la banca vera e propria) e scongelate all’occorrenza senza che alcuna delle loro proprietà sia “scaduta” e quindi alterata.